Dall’Ascolto degli Antichi alla Teatralizzazione, alla ricerca dell’ Identità Europea
di Giorgia Arena

La giornata di oggi si è caratterizzata per la varietas e la densità degli argomenti discussi. L’incipit con la lezione del Prof. Giovanni Reale, illustre Accademico della Cattolica di Milano, autore con Antiseri del fortunato manuale ormai divenuto un classico della storia della filosofia occidentale. «È difficile che io mi muova, ma trattandosi di una manifestazione destinata a giovani non ho saputo dire di no» così esordisce il filosofo. Sala grondante di liceali, tutti molto attenti, rapiti dal tono affabulatorio con cui Reale racconta Seneca citando i suoi passi più famosi, per esempio l’epistola 47 contro la schiavitù, la lezione moderna dell’esame di coscienza del De Ira: «Nihil mihi ipse abscondo, nihil transeo. Quare enim quicquam ex erroribus meis timeam, cum passim dicere: “Vide ne istud amplius faciat, nunc tibi ignosco” ».
Per il precettore di Nerone, accettare le proprie sconfitte ed i propri limiti dell’essere Uomo, è la tappa da percorrere verso il raggiungimento del Sommo Bene, Verità (livello gnoseologico), Virtù del vivere secondo Natura (etica). Ascoltare insieme ai propri compagni ed amici l’eterna voce di un Maestro è un esperienza intima che affratella per la vita, «membra […] corporis magni. Natura nos cognatos edidit cum ex isdem et in eadem gigneret». Se solo ci ricordassimo di queste parole, sangue, stragi , cattiveria sparirebbero dalla faccia della terra!
La mattinata è proseguita con l’illustrazione delle dinamiche d’indagine di discipline quali l’Archeologia subacquea e la archeometria per le quali rinviamo al contributo specifico a firma della nostra Simona Maria Perni.
Il Teatro e la drammatizzazione sono stati i protagonisti dell’intero pomeriggio.
Ricordiamo l’immensa considerazione di cui godeva il teatro nell’Atene del V secolo, unica grande scuola di Vita.
Originalissima ed applauditissima la lettura di versi dell’Eneide in forma mimica ad opera del giovane Matteo Abbate, filosofo, clown, e autore di racconti. Lo avviciniamo subito dopo e rimaniamo un’ora a parlare con lui: «Ho scelto l’Eneide perché lì vi è la voglia di superare le proprie paure, bisogna averne il coraggio. È un viaggio non facile pieno di momenti bui, ma solo così è possibile conoscere se stessi, capire i propri limiti. Anch’io voglio trovare la mia Roma. Ho aggiunto il mimo perché il clown, eliminando ogni barriera comunicativa, può arrivare al pubblico là dove nessun altro riesce».
Non solo teatro classico tout cort ma anche le messe in scene shakespeariane per la TV, dalle sperimentazioni in diretta fino alle attuali registrazioni con l’ausilio di preziosi reperti d’epoca.
Il relatore, prof. Giorgio Tabanelli, docente di regia presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, ha da poco pubblicato per la rai edu “Teatro in TV” dove sono raccolte le testimonianze di registi, scenografi, attori, critici di allora e di oggi sulla convivenza (pacifica?) dei due generi in relazione anche a fattori esterni non indifferenti per l’allestimento di una produzione.
Eloquente l’esempio del “Giulio Cesare” del regista Sandro Bolchi sul numero di attori utilizzati:
46 per l’edizione tv del ’59, l’espressività dei volti, 16 in teatro in cui protagonista è ovviamente la voce.
Ma perché il drammaturgo inglese d’età elisabettiana in una rassegna di cultura classica? Perché il poeta si serve di Roma come di uno schermo sul quale proiettare le problematiche civili, sociali del proprio tempo in modo da poterne criticare il malcostume.
Ultimo momento seminariale della giornata l’interessantissimo confronto sul significato dell’identità europea nel quale i Proff. Giulio Chiodi e Claudio Bonvecchio hanno lamentato (allo stato attuale)la gravissima assenza del mondo classico greco e in particolare romano (l’Impero) e della cultura cristiana da esso derivante. Solo su un sostrato comune si può costruire una identità solida, salda e ben delineata.
Sull’argomento rinviamo al contributo specifico redatto dalla collega Marialaura Birgillito.