Riproponiamo l’articolo sulle manifestazioni che hanno avuto luogo a Cracovia dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II, pubblicato nel nostro vecchio webmagazine il 24 aprile 2005.

In Italia la morte di Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, è stata vissuta in due maniere molto differenti: da un lato la televisione si è concentrata su di lui considerandolo passato a miglior vita già alcuni giorni prima di sabato 2 aprile e curandosi più del dopo-Wojtyła che della sua persona, dall’altro i milioni di fedeli che hanno popolato Roma nei giorni immediatamente precedenti ai funerali, diventati un altro evento mediatico senza precedenti.
Ma, per vivere pienamente l’addio al vero simbolo della fine del Novecento, bisognava andare obbligatoriamente nella sua patria, la Polonia. Questa nazione dell’est, che si è liberata dalla dittatura comunista grazie a lui, gli deve tantissimo e a lui è sempre stata legatissima. La sua morte ha quindi assunto un significato molto più profondo. Tutti, dai cattolici ai laici, hanno sentito molto la sua scomparsa. Quasi un milione di persone, vestite di bianco e con un laccetto bianco o nero appuntato sul petto, hanno sfilato nella processione che conduceva dalla Piazza del Mercato (la piazza del centro storico in cui sorge la basilica di Mariatzki) al parco di Błonia, dove il giovane Karol giocava a calcio. Altrettante persone hanno seguito la messa, sempre a Błonia, in contemporanea ai funerali celebrati a San Pietro. In ogni negozio, chiesa e scuola campeggiava una foto del grande papa con una striscia nera. Molti negozi sono rimasti chiusi per tutto il venerdì.
Le due squadre di calcio cittadine, il Cracovia e il Wisła (da sempre rivali quanto e più di Catania e Palermo), hanno deciso il gemellaggio delle tifoserie: così il sabato dopo la morte di Giovanni Paolo II, gli ex rivali si sono riuniti sotto la basilica di Mariatzki e hanno intonato cori da stadio in ricordo del papa. Alle 21.37, la piazza gremita di persone, tutti hanno fatto silenzio per ascoltare il dolce suono di una tromba che partiva da una torre della basilica. Un silenzio assoluto, non volava una mosca, tutti erano raccolti in preghiera in ricordo di un uomo che ha cambiato veramente il mondo, semplicemente essendo se stesso e amando con tutto il cuore il prossimo.
«Non posso credere che lui sia morto» dice Dorota, studentessa diciassettenne «È come se avessi perso un padre. E penso che qui tutti ci sentiamo orfani senza di lui. Sarà impossibile dimenticarlo.»

Roberto Quartarone


Un tappeto di candele in via dei Francescani